da DOROTHY PARKER
TANTO VALE VIVERE

Adattamento e Regia di  Stefania Pimazzoni

La galleria di personaggi che mette in scena è vasta e varia: abbondano donne che inseguono l’amore deluse, tradite, oppure ambiziose, gelose scaltre vacue, di fronte ad un telefono che non squilla nel cuore della notte, descritte attraverso tic, manie, strategie, sogni, drink. La scrittrice newyorkese denuncia la precarietà della felicità e del desiderio, la necessità del cinismo e della forza per chi cerca di rendere tollerabile, se non divertente, vivere ogni attimo della propria vita coraggiosamente allo scoperto.

 

 

Monologhi tratti dai racconti

La Telefonata, Sentimento, Ancora un goccetto. Soliloqui in cui la scrittrice mette a nudo movimenti e rivolgimenti affettivi del sentire delle donne, con profondità psicologica, intelligente ironia e capacità di osservarsi dal di fuori anche nelle situazioni più disperate, con una scrittura aderente all’affetto e nello stesso autocritica, con cui la scrittrice è maestra nel parlarci del mito assoluto dell’amore che le donne portano con forza in se stesse.

La citazione: I rasoi fanno male, i fiumi sono freddi, l’acido lascia tracce, le droghe danno i crampi, le pistole sono illegali, i cappi cedono, il gas è nauseabondo. Tanto vale vivere.


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